Intervista a Giuseppe Cascio, autore di “Vulkan – Dalle stalle alle stelle”

Giuseppe è un professionista con una carriera poliedrica, con esperienza sia nel settore vitivinicolo che della ristorazione.
Ha lavorato quasi 10 anni in Norvegia come chef, micologo ed istruttore nel settore food e beverage. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile Commerciale ed HR Manager, ed e’ un investitore seriale in startup.
La sua formazione spazia dall’enologia al food, dalla psicologia del lavoro e delle Organizzazioni al neuromarketing, con una forte enfasi sulle competenze trasversali.
Scrive con noi “Vulkan – dalle stalle alle stelle” che è un viaggio attraverso le esperienze che
hanno formato la sua vita. Vulkan è un bicchiere di vino assaporato con un amico e un vinile; senza badare troppo alla forma del bicchiere ma assaporando ogni singolo momento.

Questo è il tuo primo libro o no?

Come autore sì, in altri libri compaio come attore non protagonista.
In passato, mi sono dedicato alla scrittura di articoli giornalistici per VinoWay, un Magazine di enogastronomia in cui parlavo di Vino e Territorio.

Cosa ti ha spinto a scriverlo?

In un primo momento una cara amica, tra una chiacchiera ed un’altra mi disse: “Peppe, ma tu hai fatto tante cose e ti sono successe tante cose e devi scrivere un libro su di te!”
Poi ho pensato che tendenzialmente ho l’animo da crocerossino e mi piace aiutare gli altri anche semplicemente con una buona parola o consiglio, e guardando la mia vita non proprio facile (a detta di tanti ma per me bellissima), ho pensato di raccontarmi per dare una leva positiva anche alle vite meno facili.
In più durante la scrittura ho pensato: Ma a me cosa manca? Niente!! Quindi se vendo 1-1000- o 100 milioni di copie, con quei soldi voglio aiutare chi non ne ha.
“Vulkan – dalle stalle alle stelle | Manuale pratico di manutenzione d’uso per una vita felice”

Come mai hai scelto proprio questo titolo?

Perchè la mia vita non è mai stata monotona, ho sempre vissuto nell’agio anche quando non c’era neanche il pane, ed ho mangiato caviale beluga come noccioline perchè c’era solo quello. La vita spesso è strana.

Quando hai iniziato a scrivere questo libro, da cosa eri mosso?

Dal piacere di far sorridere qualcuno ed aiutare tanti altri.

Quali sono gli elementi della scrittura più importanti in questo libro?

La trama di certo ha una funzione spazio temporale, spesso non ricordo le cose, ma poi pensando ai periodi specifici, di colpo si avvia un rewind: ricordo tutto e con un play parto a raccontare con grande lucidità o quasi.
Ovviamente alla fine della lettura il tema è chiaro: non tutto lo sterco puzza, anzi spesso è anche utile.

Quali convinzioni sta sfidando il tuo libro?

Vorrei essere la testimonianza diretta che spesso le cose non iniziano per il verso giusto, ma volontà, impegno, determinazione e voglia di fare con passione, fanno sempre la differenza.
E sono convinto che si debba fare sempre tutto non per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma per dimostrare a noi stessi che l’impegno ripaga sempre anche se non paga con la moneta che vorremmo, e che bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo pieno, come se fosse sempre straripante.
Pensare alla grande non fa male a nessuno, basta non auto-illudersi.

Come concili la scrittura con la tua carriera professionale?

In verità, non ho mai detto che ho scritto anche poesie, forse bruttissime o forse no, ma mai pubblicate, anzi forse in questo libercolo ne metterò una, chi lo sa?
Comunque ritornando ad oggi: scrivo? Sì, molte decine e decine di mail al giorno, scrivo sempre e di tutto, soprattutto per promemoria, e giro con due agende.
Dite che ho una buona relazione con la penna? Vi basterebbe guardare la mia scrivania per capire.

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