Intervista a Stefano Grassi, autore di “Il successo è un participio”

Stefano Grassi | SimplyBook

Stefano Grassi è presidente della società di mediazione creditizia Affida, una delle società più originali e dinamiche del panorama creditizio, sostenuta anche da investitori internazionali come Intescorp, fondo del Bahrain. Laureato con lode in economia, è nel mondo della consulenza finanziaria dal 1999. Ha fondato e guidato con successo alcune tra le realtà più innovative del settore.

Fuori dall’ambito professionale, Stefano è un appassionato di sport ed ex calciatore delle giovanili della Lucchese, squadra che ha poi sostenuto anche come sponsor. Ne “Il successo è un participio” condivide la sua visione del successo come percorso fatto di costanza, sacrificio e passione.

Questo è il tuo primo libro o no?

Sì, è la mia prima esperienza in tal senso.

Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Perlopiù gli altri. Spesso in questi anni mi è capitato di ricevere molte esortazioni in tal senso, da persone a me vicine, sia sul lavoro che nella vita privata e personale. Ma anche da persone meno vicine ma che evidentemente mi stimano e in qualche modo hanno avuto modo di conoscere la mia piccola ma particolare vicenda professionale, o che mi hanno sentito parlare in qualche contesto, oppure dopo che hanno letto qualche mia e-mail, di quelle che spesso invio alla nostra rete e che so essere talvolta circolate anche all’esterno.

Poi non nascondo che dentro di me c’è sempre stata l’idea che prima o poi sarebbe… successo… ma tendevo a rimandare sempre ad un momento più “tranquillo”. Convincendomi alla fine che un momento più tranquillo probabilmente non ci sarà mai, ho preso carta e penna e ho iniziato questa esperienza nuova.

“Il successo è un participio”. Partiamo dal titolo. Come mai hai scelto proprio questo?

Perché mi rappresenta. Sono sempre stato un competitivo, sin da piccolo, in ogni cosa. Volevo avere successo. Poi quando mi son chiesto cosa significasse “avere successo”, ho capito che si tratta del risultato di una serie di ingredienti ben mescolati, una formula fisica, e come tale replicabile.

Il successo è il participio del verbo succedere: è far succedere le cose che vuoi, per essere felice. Una roba alla portata di tutti, non solo di chi è fortunato o ha talenti eccezionali. Così ho sentito l’esigenza di condividere questa mia esperienza con gli altri, con un occhio speciale ai giovani.

Quando hai iniziato a scrivere questo libro, da cosa eri mosso?

Dall’esigenza di condividere la fortuna che la vita mi ha riservato e non tenerla tutta per me.

Quali sono gli elementi della scrittura più importanti in questo libro?

Il filo rosso che unisce, almeno nelle intenzioni, l’intera storia è rappresentato dagli episodi chiave della mia vita, personale e professionale. Gli snodi. E poi la “lezione” che ho tratto da ogni vicenda che mi è successa e che alla fine di ogni capitolo cerco di mettere a disposizione del lettore.

Quali convinzioni sta sfidando il tuo libro?

Che il successo sia per pochi eletti, baciati dalla sorte, nati con la camicia, o dotati di superpoteri. Non è così. O meglio, non è certamente solo questo. Il successo è anche e soprattutto nelle fatiche di ogni giorno, nella disciplina, nel metodo, purché tutto ciò venga fatto con una motivazione chiara e sempre ben presente davanti a noi: dove voglio arrivare e perché.

Non importa quanto in alto sia, basta che ti renda felice. E che renda felice chi ami.

Come concili la scrittura con la tua carriera professionale?

È un modo per riflettere e raccogliere le idee e anche le energie per usarle – rinnovate – nella vita, lavorativa e non, di tutti i giorni. Certo, a livello di tempo non è stato semplice. Ma mia moglie e una giornalista amica mi hanno aiutato molto.

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