Intervista ad Antonella Pampaloni, autrice di “Metti un madrelingua in cartella”
In un panorama scolastico in cui l’apprendimento delle lingue straniere rappresenta una sfida sempre più centrale, nasce Metti un madrelingua in cartella, un manuale che propone un approccio innovativo all’insegnamento dell’inglese. Frutto di oltre vent’anni di esperienza vissuta nel Regno Unito e di un lungo lavoro a contatto con studenti e docenti, il libro si pone l’obiettivo di avvicinare la lingua studiata sui banchi alla lingua realmente utilizzata nella vita quotidiana.

Attraverso un metodo che privilegia la comprensione della logica linguistica, l’autenticità dei contesti e una progressione didattica coerente, l’autrice Antonella Pampaloni, insieme al figlio Christopher Lovati, invita a ripensare alcuni dei modelli tradizionali di apprendimento, offrendo strumenti concreti per rendere l’inglese più accessibile, naturale e duraturo.
In questa intervista ci racconta come è nato il progetto, quali esperienze personali e professionali lo hanno ispirato e quali convinzioni sullo studio delle lingue desidera mettere in discussione.
Questo è il tuo primo libro o no? Cosa ti ha spinto a scriverlo?
Sì, questo è il mio primo manuale didattico ufficiale.
A spingermi a scriverlo è stata una riflessione maturata nel corso degli anni osservando il modo in cui molti studenti vivono l’apprendimento dell’inglese nelle scuole italiane. Troppo spesso vedo ragazzi che studiano la lingua per anni senza riuscire a utilizzarla con sicurezza nella comunicazione reale.
Dopo aver vissuto e lavorato in Inghilterra per oltre vent’anni, ho avuto la possibilità di osservare da vicino come una lingua venga realmente acquisita quando la si vive quotidianamente. Ho iniziato quindi a chiedermi se fosse possibile trasferire quella naturalezza anche all’interno della scuola.
Da questa domanda è nato Metti un madrelingua in cartella.
“Metti un madrelingua in cartella”, partiamo dal titolo. Come mai hai scelto proprio questo?
Ho scelto questo titolo perché rappresenta perfettamente l’anima del progetto.
Naturalmente nessuno può avere un vero madrelingua dentro la propria cartella, ma l’idea è proprio quella di offrire a docenti e studenti una guida costante che li accompagni nell’apprendimento della lingua in modo autentico e concreto.
Il libro nasce anche dalla mia storia personale e familiare. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto in Inghilterra per oltre vent’anni. Mio figlio Christopher, coautore del progetto, è cresciuto e si è formato all’interno del sistema scolastico britannico fin dall’età di tre anni, sviluppando una competenza linguistica di livello nativo.
Per noi l’inglese non è soltanto una materia scolastica: è una lingua vissuta ogni giorno, una cultura che abbiamo respirato, un’esperienza che ha fatto parte della nostra vita. Con questo libro desideriamo mettere a disposizione dei docenti e degli studenti proprio questa esperienza autentica.
Quando hai iniziato a scrivere questo libro, da cosa eri mossa?
Ero mossa dal desiderio di costruire un ponte tra la lingua studiata e la lingua vissuta. Volevo creare un percorso che aiutasse gli studenti a comprendere la logica dell’inglese prima ancora di memorizzarne le regole, utilizzando scenari concreti, collegamenti logici, lavoro sull’udito e attività che rendessero l’apprendimento più naturale.
Allo stesso tempo desideravo mettere a disposizione delle docenti un metodo che permettesse di lavorare in modo più organico, riducendo la frammentazione degli argomenti e favorendo una reale continuità didattica.
Quali sono gli elementi della scrittura più importanti in questo libro?
Credo che gli elementi più importanti di questo libro siano la concretezza, la progressione logica e l’autenticità.
Ho costruito l’intero percorso partendo da scenari di vita reale — la casa, la scuola e la città — perché volevo che gli studenti imparassero la lingua all’interno di contesti significativi e facilmente visualizzabili, e non attraverso regole isolate.
Un altro elemento fondamentale è la progressione cumulativa: ogni nuovo argomento si collega a quelli precedenti, permettendo agli studenti di consolidare continuamente ciò che hanno già imparato invece di dimenticarlo dopo una verifica.
Grande importanza hanno anche le immagini, gli schemi, i giochi e le attività pratiche, che trasformano l’apprendimento in un’esperienza attiva e coinvolgente.
Infine, grazie agli anni vissuti in Inghilterra, il libro è stato arricchito da curiosità culturali, idioms e aspetti della lingua autentica che permettono agli studenti di entrare in contatto con l’inglese reale e non solo con quello dei manuali scolastici.
Più che un semplice libro di inglese, ho voluto creare un percorso che aiutasse i docenti a far vivere ai propri studenti la lingua e a comprenderne la logica in modo naturale.
Quali convinzioni sta sfidando il tuo libro?
Il libro mette in discussione l’idea che una lingua possa essere appresa attraverso la semplice memorizzazione di regole isolate.
Credo che la grammatica sia fondamentale, ma che debba essere inserita all’interno di un percorso significativo e collegata costantemente alla comunicazione reale.
Un’altra convinzione che il metodo sfida è quella dell’apprendimento “a compartimenti stagni”, in cui ogni argomento viene studiato, verificato e poi dimenticato. La metodologia proposta si basa invece su una progressione cumulativa: ogni nuova competenza richiama quelle precedenti e le rafforza, permettendo agli studenti di costruire nel tempo una conoscenza più solida e duratura.
Come concili la scrittura con la tua carriera professionale?
La scrittura è stata una naturale estensione del mio lavoro. Ogni giorno mi confronto con studenti e docenti, ascolto le loro difficoltà e cerco soluzioni pratiche.
Questo libro è il risultato di anni di osservazioni, riflessioni e sperimentazioni. Non considero la scrittura separata dalla mia professione: è semplicemente un altro modo per condividere ciò che ho imparato e continuare ad aiutare chi desidera insegnare e apprendere l’inglese in maniera più efficace. Sono stati proprio i tantissimi docenti che hanno frequentato i miei corsi ad avermi chiesto, e infine convinto, a scrivere un manuale pratico da poter stringere tra le mani e portare sempre con loro in classe.
Oggi continuo a supportare i docenti non soltanto attraverso il manuale, ma anche tramite il gruppo WhatsApp dedicato e gli incontri settimanali online, perché credo che una metodologia abbia valore solo se viene accompagnata da una comunità di persone che la fanno vivere ogni giorno.
campagne attive
campagne attive
Articoli Recenti
Intervista ad Antonella Pampaloni, autrice di “Metti un madrelingua in cartella”
Intervista ad Alfonso Paura, autore di “Mutuo su misura”
Categorie
- Comunicati Stampa (4)
- Interviste (15)
Tags
Intervista a Roberto Gambino, autore di “È tutta colpa del sindaco”
Intervista ad Antonella Pampaloni, autrice di “Metti un madrelingua in cartella”
Intervista ad Alfonso Paura, autore di “Mutuo su misura”
Intervista a Paolo Mussi, autore di “Protocollo 312 – Il caso Green Beach”
Intervista a Stefano Grassi, autore di “Il successo è un participio”



